Perché il portafoglio perfetto non esiste

Molti anni fa ascoltai un audio di Barbara Stanny, l’autrice di Overcoming Underearning.

Continuava a ripetere una domanda.

“What do you want? What do you really, really want?”

La domanda mi è girata in testa a lungo, perché non trovavo una risposta.

Perché non chiedeva quali investimenti preferissi o quanto denaro volessi guadagnare.

Chiedeva qualcosa di molto più difficile.

Che vita vuoi vivere?

Ancora oggi, se devo essere sincera, non sempre ho una risposta chiara. E credo sia normale. La risposta cambia con l’età, con le esperienze, con le persone che incontriamo.

Negli anni ho capito che questa è anche la domanda più importante da cui può nascere un portafoglio.

Molti clienti arrivano pensando che il mio lavoro sia insegnargli ad usare gli strumenti giusti.

ETF, obbligazioni, azioni, materie prime.

In realtà quella è la parte più semplice.

Gli strumenti li vediamo insieme e capiamo quali hanno il “ritmo” giusto.

La parte difficile è un’altra.

È accompagnare la persona che ho davanti a fermarsi e chiedersi che cosa vuole davvero ottenere dal denaro.

Vuole smettere di lavorare qualche anno prima?

Vuole continuare a lavorare, ma con più libertà?

Vuole lasciare ai figli un patrimonio semplice da gestire?

Vuole sentirsi tranquilla sapendo che, se un giorno dovessero aumentare le spese sanitarie, avrà le risorse per affrontarle?

Solo dopo aver iniziato a rispondere a queste domande ha senso parlare di portafogli.

Mi è capitato di costruire un portafoglio per un cliente di oltre settant’anni che aveva investito più di mezzo milione di euro quasi esclusivamente in azioni italiane.

Mi disse una frase che non ho dimenticato:

“Vorrei semplificarlo. Mia figlia non ha intenzione di gestirlo.”

In quel momento non stavamo parlando di ETF.

Stavamo parlando della figlia.

Di successione.

Di serenità.

Di come fare in modo che un patrimonio continuasse a essere un aiuto e non diventasse un problema.

Lo stesso è successo nella mia famiglia.

I miei genitori hanno vissuto serenamente con le loro pensioni. Non abbiamo iniziato a utilizzare il patrimonio quando sono andati in pensione, ma molti anni dopo, quando mia mamma è entrata in casa di riposo.

Anche quella è stata una scelta di portafoglio.

Non perché siano cambiati gli strumenti.

Ma perché era cambiata la vita.

Per questo oggi, quando qualcuno mi chiede quale sia il portafoglio migliore, penso sempre che la domanda andrebbe capovolta.

Il portafoglio perfetto non esiste.

Esistono portafogli coerenti con la vita della persona che li possiede.

E quella vita non posso deciderla io.

Posso spiegare gli strumenti più adatti.

Posso evidenziare vantaggi e svantaggi.

Posso accompagnare in un percorso.

Ma la risposta alla domanda di Barbara Stanny non posso darla al posto di nessuno.

“What do you want? What do you really, really want?”

Forse è da lì che dovrebbe iniziare ogni scelta finanziaria.

E, probabilmente, anche molte altre decisioni importanti della nostra vita.