Alla fine di giugno ho fatto una cosa che faccio abbastanza spesso, ma questa volta in modo un po’ più strutturato: ho preparato un piano strategico per il secondo semestre dell’anno.
Obiettivi, progetti, cose da portare avanti, cose da lasciare indietro. Mi sono aiutata anche con l’intelligenza artificiale, soprattutto per mettere ordine nei pensieri, confrontarmi sulle definizioni e trasformare idee piuttosto vaghe in qualcosa di più concreto.
Poi, alla fine di luglio, ho fatto il primo bilancio.
E alla fine di agosto il secondo.
È stato mettendo uno accanto all’altro questi due mesi, profondamente diversi, che mi sono resa conto che nel mio modo di fare pianificazione mancava qualcosa.
Non basta chiedersi che cosa abbiamo fatto
Quando facciamo il bilancio di un mese, di un trimestre o di un anno, la tentazione è quasi sempre la stessa.
Avevo deciso di fare questa cosa: l’ho fatta oppure no?
Avevo questo obiettivo: quanto mi sono avvicinata?
Avevo programmato dieci attività: quante ne posso spuntare?
È un metodo utile. I risultati contano e misurarli serve.
Ma il risultato non racconta tutta la storia.
Me ne sono accorta molto chiaramente confrontando luglio e agosto.
Luglio è stato per me un mese molto ricco. Non tutto è andato come avevo programmato e alcune aree sono rimaste decisamente indietro. Eppure, ripensandoci, è stato un mese bellissimo.
Avevo fatto molte cose, ma soprattutto avevo vissuto molte esperienze che mi avevano restituito energia.
Agosto, invece, è stato completamente diverso.
È stato un mese molto più faticoso, soprattutto per una serie di impegni familiari e di imprevisti che hanno richiesto tempo, attenzione e presenza.
Eppure, se guardassi soltanto i risultati, non potrei dire che agosto sia andato male.
Ho continuato a lavorare sui miei progetti. Ho mantenuto alcuni impegni che mi ero presa. Ho lavorato con disciplina. Ho preparato e tenuto un corso che mi ha dato grandi soddisfazioni e che, nei giorni immediatamente successivi, ha già cominciato a produrre nuovi appuntamenti e nuove opportunità di lavoro.
Alcuni dei semi piantati nelle settimane precedenti stanno dando frutti proprio adesso.
Dal punto di vista dei risultati, quindi, potrei mettere parecchie spunte verdi.
Eppure agosto mi ha prosciugata.
Risultato ed energia sono due misure diverse
Una newsletter mi ha suggerito tre domande molto diverse da quelle che normalmente facciamo quando valutiamo i nostri risultati:
Dove è andata la mia energia?
Cosa me l’ha consumata?
Cosa me l’ha restituita?
Applicate a luglio e agosto, queste tre domande raccontano una storia molto più interessante della semplice lista delle cose fatte.
Perché un mese può essere produttivo e, contemporaneamente, non essere sostenibile.
Posso aver raggiunto sette obiettivi su dieci ed essere soddisfatta del risultato. Ma se per raggiungere quel sette ho consumato tutte le energie che avevo a disposizione, è un’informazione che devo conoscere.
Allo stesso modo, posso aver raggiunto meno obiettivi di quelli che avevo previsto, ma aver fatto nel frattempo esperienze, incontrato persone o dedicato tempo ad attività che mi hanno restituito energia.
Anche questa è un’informazione.
Non rende irrilevanti i risultati.
Li mette in prospettiva.
Cosa mi restituisce energia?
C’è poi un’altra cosa interessante che ho scoperto facendo questo bilancio.
Non sempre sappiamo in anticipo quali siano davvero le cose che ci fanno recuperare.
Io, per esempio, quest’estate ho riscoperto quanto mi faccia bene andare in piscina. Una piscina piccola e tranquilla, abbastanza vicina da essere comoda ma abbastanza lontana da permettermi di staccare.
Mi fa bene stare in giardino.
Mi fa bene camminare nel verde.
E mi sono resa conto che anche la vita sociale non è tutta uguale: ci sono incontri e ambienti dai quali torno più stanca di prima e altri nei quali incontrare persone, parlare, imparare e condividere mi restituisce energia.
Queste non sono informazioni accessorie rispetto al mio piano strategico.
Fanno parte del piano strategico.
La quarta domanda
Alle tre domande oggi ne aggiungerei una quarta:
Come posso creare spazio, nel prossimo periodo, per ciò che mi restituisce energia?
Perché c’è un rischio.
Quando programmiamo il mese successivo, tendiamo a inserire per prime tutte le cose che dobbiamo fare.
Il lavoro. Gli appuntamenti. Le scadenze. Gli impegni familiari. I progetti rimasti indietro. Magari anche quello che non siamo riusciti a fare il mese precedente e che adesso vogliamo assolutamente recuperare.
E ciò che ci restituisce energia?
Quello lo lasciamo per dopo.
Andrò a camminare se avrò tempo.
Andrò in piscina quando riuscirò.
Mi occuperò del giardino se avanzerà qualche ora.
Vedrò quella persona che mi fa stare bene appena si libererà una serata.
Il problema è che, soprattutto nei periodi più impegnativi, il tempo non avanza.
Dobbiamo provare a crearlo.

Pianificare anche l’energia
Il piano strategico che avevo preparato alla fine di giugno non è diventato meno utile dopo questi due mesi.
È diventato più utile.
Perché luglio e agosto mi hanno dato informazioni che a giugno non avevo.
Mi hanno mostrato cosa sono riuscita a fare, cosa è rimasto indietro, quali progetti stanno cominciando a dare risultati.
Ma mi hanno mostrato anche qualcosa di meno evidente: quanto alcune cose mi costano e quanto altre riescono a restituirmi.
E forse anche questo dovrebbe entrare nel modo in cui valutiamo i nostri progressi.
Non soltanto:
Che risultati ho ottenuto?
Ma anche:
Quanto mi sono costati?
E, soprattutto:
sto creando abbastanza spazio per ciò che mi permette di avere l’energia necessaria per continuare?
Perché raggiungere un risultato è importante.
Ma costruire un modo sostenibile per continuare a raggiungerne altri lo è ancora di più.