Sabato scorso sono andata a Milano per un corso.
Sono partita in macchina e, visto che i parcheggi vicino alla stazione sono pochi, ero molto più concentrata sul trovare un posto che sul controllare di avere tutto con me.
Il posto l’ho trovato. Addirittura nelle righe bianche.
Ho parcheggiato, mi sono incamminata verso la stazione e a quel punto mi sono accorta di una cosa: il cellulare era rimasto a casa, sotto carica.
Per qualche secondo ho fatto l’inventario mentale di tutto quello che ormai vive dentro al telefono.
Biglietti del treno. Carte. Documenti. Messaggi. Tessere. Fotocamera.
Poi è venuta fuori quella mia strana natura a metà strada tra il digitale e una generazione che ancora si fida molto della carta.
I biglietti del treno li avevo stampati.
La scaletta del corso, soprattutto, era stampata.
Le carte di credito fisiche erano nel portafoglio.
E avevo con me il computer.
In treno l’ho aperto, mi sono collegata e ho avvisato via WhatsApp le persone che avrebbero potuto cercarmi: per tutta la giornata sarei stata raggiungibile solo quando fossi stata davanti al computer, quindi magari con un po’ di ritardo.
Problema risolto.
Anche perché chi mi conosceva bene sapeva che avrei trascorso buona parte della giornata in aula e quindi non si aspettava certo risposte immediate.
Alla sera mi sono resa conto che non avevo perso praticamente niente.
Avevo però fatto alcune cose diversamente.
Alla fermata del tram, invece di prendere automaticamente il telefono, ho guardato le vetrine. Mi sono soffermata su quella di un negozio di scarpe che guardo spesso e ho persino fatto due conti per capire se al ritorno avrei avuto il tempo di fermarmi.
Naturalmente non l’ho fatto neanche questa volta.
In treno ho guardato fuori dal finestrino. Ho letto. Ho riposato.
Non ho fatto cose più utili.
Ed è forse questa la parte che mi ha colpito di più.
Senza cellulare non ho improvvisamente cominciato a utilizzare ogni minuto libero per leggere qualcosa di impegnativo o imparare cose nuove.
I momenti di cazzeggio sono rimasti momenti di cazzeggio.
È cambiato il modo in cui li ho trascorsi.
L’alternativa al telefono non deve necessariamente essere qualcosa di più produttivo, più intelligente o più culturale.
Può essere semplicemente guardare una vetrina.
O fuori dal finestrino.
O le persone che aspettano il tram insieme a noi.
E proprio perché quel giorno non avevo il telefono in mano, mi sono accorta di quanto spesso ce l’avessero in mano tutti gli altri. Alla fermata del tram ero praticamente l’unica senza. Sul tram, lo stesso.
Non penso affatto di voler rinunciare al cellulare. Anzi, sabato mi sono resa conto di quanto sia straordinariamente comodo avere così tante cose dentro un unico oggetto.
E una cosa mi è mancata davvero.

La macchina fotografica.
Durante la giornata ci sono stati diversi momenti che avrei voluto fotografare e non ho potuto farlo.
Alla fine, l’unica foto che ho di quel sabato me l’ha mandata una cliente.
Non ho deciso di fare altre giornate senza cellulare.
Però mi sono accorta che posso usarlo molto meno di quanto penso.
E soprattutto che non devo necessariamente sostituirlo con qualcosa di più utile.
Posso anche semplicemente guardare fuori dal finestrino.
O una vetrina di scarpe.
E voi? Se usciste di casa dimenticando il cellulare, che cosa vi mancherebbe davvero?