Nel 1999, quando ho sostenuto l’esame per la patente nautica a Rimini, era in corso la guerra in Kosovo.
Ogni tanto, per ragioni militari, il segnale GPS veniva disattivato e noi dovevamo essere in grado di orientarci senza poter contare sugli strumenti elettronici.
Quell’esperienza mi ha lasciato una lezione che non ho più dimenticato: quando sei in navigazione, devi sapere dove ti trovi e devi farlo anche quando gli strumenti su cui fai affidamento smettono di funzionare.
Con il tempo ho capito che questo principio vale anche per la nostra vita finanziaria.

Prima di tracciare la rotta, devi sapere dove sei
Quando ho iniziato a occuparmi di educazione finanziaria, molto prima di insegnare a investire, mi sono resa conto di quanto fosse difficile rispondere a una domanda apparentemente semplice:
Quanto possiedo?
Non quanto guadagno. Non quanti soldi ho sul conto corrente.
Quanto possiedo, complessivamente?
Nel corso degli anni mi sono resa conto che molte persone conoscono soltanto una parte del proprio patrimonio. Magari controllano regolarmente il conto corrente, ma non ricordano quanto hanno accumulato nel fondo pensione, dimenticano un vecchio investimento o non considerano il valore di altri beni che possiedono.
Eppure, se vogliamo raggiungere un obiettivo finanziario, conoscere il punto di partenza è indispensabile.
Se non sappiamo da dove partiamo, tutto il resto rischia di essere soltanto una simpatica chiacchierata.
I lingotti d’oro del nonno
Durante una coaching, stavo analizzando il portafoglio di una cliente e, parlando della composizione degli investimenti, mi disse che non aveva oro nel portafoglio, ma ne possedeva fisicamente, in lingotti, custoditi in cassaforte.
Poi aggiunse che aveva anche delle criptovalute, che rappresentavano una quota molto importante del patrimonio complessivo, intorno al 30%.
Eravamo partite da una certa cifra, analizzando un portafoglio che sembrava avere una determinata composizione e un determinato livello di rischio.
In realtà, il patrimonio era molto più consistente e comprendeva già un’importante esposizione a un’attività particolarmente volatile, oltre a una quota di oro fisico.
Cambiava completamente il punto di partenza della nostra analisi.
Da allora, quando parlo di patrimonio, ricordo spesso ai miei clienti di non dimenticare nemmeno i lingotti d’oro del nonno custoditi in cassaforte.
Perché il patrimonio non è soltanto quello che compare nell’home banking.
Quanto vale quello che hai intorno a te?
Quanto potresti ricavare se mettessi in vendita gli oggetti di valore che hai in casa?
Una volta parlavo di eBay. Oggi potrei parlare di Vinted o di altre piattaforme per la vendita dell’usato.
Non sto suggerendo di fare l’inventario di ogni piatto, libro o paio di scarpe.
Ma una macchina fotografica, un gioiello, una bici da corsa o un mobile di valore possono rappresentare una risorsa economica.
Non è molto diverso da quello che succede quando vendiamo un’automobile o un motorino.
Cambia il mercato nel quale possiamo trovare un acquirente, ma il principio è lo stesso.
E non è detto che conosciamo sempre il valore di tutto ciò che possediamo.
Mio papà ha una collezione di monete di cui non conosco il valore. Potrebbe valere pochissimo oppure l’equivalente di un weekend di vacanza. Per scoprirlo dovrei dedicarle tempo, e in questo momento non è una priorità.
Conoscere il proprio patrimonio non significa necessariamente attribuire un valore preciso a ogni singolo oggetto. Significa anche sapere quali risorse possediamo e riconoscere quelle di cui non conosciamo ancora il valore.
Lo stato patrimoniale: il nostro punto nave
Quando inizio un percorso di coaching finanziaria, la prima cosa che chiedo di fare è lo stato patrimoniale.
Non partiamo dalla scelta degli investimenti.
Partiamo dalla ricostruzione di quello che la persona possiede e degli eventuali debiti.
Da una parte mettiamo ciò che possediamo: conti correnti, investimenti, fondi pensione, immobili e altri beni di valore significativo. Dall’altra, i nostri debiti. In finanza si chiamano attività e passività.
La differenza è il nostro patrimonio netto.
Non tutte le attività sono immediatamente disponibili: avere 20.000 euro sul conto corrente non è la stessa cosa che possedere un’automobile dello stesso valore.
Ma entrambe fanno parte del patrimonio, anche se hanno caratteristiche e possibilità di utilizzo differenti.
Una volta ricostruita la nostra situazione, possiamo finalmente cominciare a ragionare sugli obiettivi.
Vogliamo acquistare una casa? Ridurre le ore di lavoro? Finanziare gli studi dei figli? Costruire una maggiore sicurezza economica? Realizzare un progetto che rimandiamo da anni?
Per capire come arrivarci, dobbiamo conoscere le risorse dalle quali possiamo partire.
Soltanto a quel punto possiamo decidere come utilizzarle, come investire e quali strumenti scegliere.
E durante il viaggio?
In navigazione non basta conoscere la propria posizione quando si lascia il porto.
Bisogna continuare a verificare dove ci troviamo, confrontare la posizione effettiva con la rotta prevista e, se necessario, correggerla.
Lo stesso vale per la nostra vita finanziaria.
Il patrimonio cambia. Accumuliamo risparmi, sosteniamo spese, acquistiamo e vendiamo beni, cambiano le nostre esigenze e, qualche volta, cambiano anche i nostri obiettivi.
Per questo lo stato patrimoniale non dovrebbe essere un esercizio da fare una sola volta e poi dimenticare.
È uno strumento al quale tornare periodicamente per capire dove siamo arrivati e se la rotta che avevamo scelto è ancora quella giusta per noi.
Gli strumenti sono preziosi, ma non dovremmo dipendere completamente da loro.
Possiamo affidarci a una banca, a un consulente finanziario o a una piattaforma per gestire i nostri investimenti. Ma conoscere la nostra situazione patrimoniale e comprendere le scelte che stiamo facendo rimane una nostra responsabilità.
Non significa dover fare tutto da soli. Significa sapere dove siamo, avere chiaro dove vogliamo arrivare e poter scegliere consapevolmente la nostra rotta.
E tu, oggi, sapresti fare il punto nave del tuo patrimonio?
Sai quanto possiedi complessivamente, considerando anche ciò che non compare nel tuo conto corrente o nel tuo dossier titoli?
E quando è stata l’ultima volta che hai verificato se la tua situazione finanziaria è ancora coerente con la vita che desideri costruire?