Dal 2020 insegno spread trading sulle commodities. È un’attività che richiede studio, competenze tecniche, attenzione ai mercati e una gestione attiva delle posizioni.
Ma quando parliamo di investimenti di lungo periodo, il mio approccio è molto diverso.
Gestisco il mio portafoglio ETF dal 2014 e continuo a studiare, aggiornarmi e confrontare strategie. Dal 2024 mi occupo anche di formazione individuale sui portafogli ETF e, da agosto 2026, ho iniziato a insegnare questo argomento anche in aula.
Una delle cose che sorprende maggiormente le persone con cui lavoro è la mia preferenza per i portafogli semplici.
Amo quelli che, scherzando, chiamo i portafogli ETF stupidotti.
Pochi strumenti, scelti con attenzione, ciascuno con una funzione precisa.

Più prodotti non significano necessariamente più diversificazione
Un portafoglio con 30 prodotti non è necessariamente più diversificato di uno con cinque.
ETF diversi possono investire nelle stesse aziende, così come diversi fondi obbligazionari possono essere esposti agli stessi rischi.
Aggiungere strumenti non significa automaticamente aggiungere diversificazione. Può invece aumentare i costi, creare sovrapposizioni e rendere più difficile capire che cosa sta succedendo al nostro patrimonio.
Il primo obiettivo è capire che cosa possediamo
Quando costruiamo un portafoglio, naturalmente vogliamo ottenere un rendimento adeguato ai nostri obiettivi.
Ma prima ancora dobbiamo capire che cosa stiamo comprando.
Non serve diventare analisti finanziari. Serve conoscere alcuni meccanismi fondamentali.
Per esempio, sapere che quando i tassi di interesse salgono, il prezzo delle obbligazioni già emesse a tasso fisso generalmente scende. È un meccanismo controintuitivo, che raramente viene spiegato fuori dai percorsi di educazione finanziaria.
Oppure sapere che un ETF azionario può perdere anche una parte importante del proprio valore durante una crisi, senza che questo significhi necessariamente che lo strumento abbia smesso di funzionare.
Sono conoscenze essenziali per affrontare i mercati con maggiore consapevolezza.
Il rischio di vendere nel momento sbagliato
Ed eccoci al punto che considero più importante.
Un portafoglio non deve soltanto essere costruito bene. Deve anche essere un portafoglio che riusciamo a mantenere nel tempo.
Durante le fasi positive dei mercati, quasi tutte le strategie sembrano facili da seguire.
La difficoltà arriva durante le tempeste.
Quando il valore del patrimonio scende, quando i giornali parlano di crisi, quando sembra che tutto stia andando nella direzione sbagliata, diventa fondamentale sapere perché abbiamo scelto determinati investimenti.
Se non comprendiamo quello che possediamo, ogni perdita rischia di sembrarci il segnale che qualcosa non funziona.
E la tentazione di vendere può diventare fortissima.
Un portafoglio semplice, comprensibile e coerente con la nostra capacità di sopportare le oscillazioni non elimina il rischio di mercato. Ma può ridurre il rischio di commettere errori proprio nei momenti peggiori.
Naturalmente, capire un portafoglio non significa mantenerlo a qualsiasi costo. Possiamo modificarlo quando cambiano i nostri obiettivi, le nostre esigenze o la strategia che abbiamo scelto.
Ma non perché stamattina abbiamo sentito al telegiornale che l’oro sta andando benissimo e abbiamo deciso che dobbiamo comprarne di più.
Un conto è cambiare strategia per una ragione precisa. Un altro è cambiare portafoglio inseguendo le notizie.
La semplicità è una scelta, non una rinuncia
Costruire un portafoglio semplice non significa dedicargli meno attenzione.
Anzi, scegliere pochi strumenti richiede di sapere esattamente quale funzione attribuiamo a ciascuno di essi.
Significa evitare sovrapposizioni inutili, controllare i costi, conoscere i rischi e costruire una strategia che possiamo seguire nel tempo.
Non esiste un numero magico di ETF adatto a tutti. E un portafoglio composto da pochi strumenti non è automaticamente migliore di uno più articolato.
Ma la complessità dovrebbe sempre avere una giustificazione precisa, non essere considerata un valore in sé.
Il portafoglio non deve impressionare chi lo guarda. Deve essere comprensibile e adatto a chi lo possiede.
Perché un buon portafoglio non è soltanto quello che può ottenere risultati soddisfacenti sui mercati.
È quello che ci mette nelle condizioni di perseguire quei risultati senza abbandonare la strategia alla prima tempesta.