Una delle cose per cui sono più grata di aver delegato è il taglio dell’erba.
Da quando ho un robot tagliaerba, il prato è più curato e io ho più tempo.
Può sembrare una banalità, ma per me non lo è affatto.
Perché io appartengo a quella categoria di persone che tende a fare tutto da sola.
Non per sfiducia negli altri.
Più semplicemente perché ho sempre avuto l’idea che, se una cosa è importante, allora devo occuparmene personalmente.
Per anni ho fatto fatica a delegare.
Le pulizie di casa.
Alcune attività lavorative.
Le piccole incombenze quotidiane che riempiono le giornate senza contribuire davvero ai risultati che vogliamo ottenere.
Poi ho iniziato a cambiare prospettiva.
Ho capito che la domanda non è: “Posso fare questa cosa?”
La risposta, molto spesso, è sì.
La domanda giusta è: “È il modo migliore di utilizzare il mio tempo e le mie energie?”
Perché il tempo è limitato.
E ogni volta che diciamo sì a qualcosa, stiamo inevitabilmente dicendo no a qualcos’altro.
Se il mio obiettivo fosse diventare la migliore casalinga del mondo, probabilmente non avrebbe senso delegare le pulizie.
Ma non è quello il mio obiettivo.
Io voglio essere una brava coach.
Voglio continuare a studiare.
Voglio seguire i miei clienti.
Voglio scrivere.
Voglio viaggiare.
Voglio coltivare relazioni importanti.
In quest’ottica, passare ore a fare attività che qualcun altro può svolgere bene al posto mio non è un buon investimento del mio tempo.
Anzi.
Quando la casa è in disordine mi distrae.
Quando alcune attività si accumulano, mi tolgono energia mentale.
Delegarle non significa essere meno responsabile.
Significa liberare spazio per ciò che conta davvero.
Negli ultimi anni ho scoperto che esistono forme di delega molto diverse.
Si può delegare a una persona.
Si può delegare a una macchina.
Oggi, sempre più spesso, si può delegare anche alla tecnologia.
Molte attività che una volta richiedevano tempo e attenzione possono essere svolte da strumenti che ci aiutano a lavorare meglio.
Ma c’è una cosa che ho imparato a non delegare.
La direzione.
Quella che nelle aziende viene chiamata vision.

Posso chiedere consigli.
Posso confrontarmi con persone più esperte di me.
Posso farmi aiutare da professionisti competenti.
Ma non posso delegare la responsabilità di decidere dove voglio andare.
Nessuno può stabilire al posto mio quale sia la vita che desidero costruire.
Nessuno può decidere quali siano le mie priorità.
Nessuno può definire cosa significhi successo per me.
E forse è proprio questa la differenza tra delegare bene e delegare male.
Delegare non significa rinunciare al controllo.
Significa scegliere consapevolmente cosa lasciare andare per dedicare più attenzione a ciò che conta davvero.
Perché ci sono cose che vale la pena delegare.
E altre che vale la pena tenere saldamente nelle proprie mani.
